giovedì 23 marzo 2017

I sette luoghi comuni sull'economia per il policy maker

Il libro “Sette Luoghi Comuni sull’Economia” scritto dall’economia Andrea Boitani affronta alcune tematiche afferenti l’Unione Europea. Il libro è composto da una prefazione, sette capitoli e una poscritto. Il totale delle pagine è pari a 186 esclusi i riferimenti bibliografici. Il prezzo è pari a 16,00 euro.
Nel primo capitolo è intitolato “L’economia Europea va male perché c’è l’euro”. L’economista mette in evidenza il ruolo dell’euro durante la crisi economica del 2008. L’autore considera le caratteristiche delle varie economie europee e la difficoltà di creare una uniformità nell’eurozona. Boitani spiega il meccanismo di finanziamento della bolla speculativa immobiliare. Le banche tedesche hanno prestato fondi nei confronti delle economie del Sud Europa attraversate da una bolla nel settore delle costruzioni.
Tuttavia il fallimento di Lehman Brothers ha portato ad una riduzione degli investimenti per la caduta del saggio di interesse. Tuttavia a seguito della crisi i paesi del Nord Europa hanno iniziato a ridurre il finanziamento dei paesi del Sud Europa. La motivazione ufficiale per ridurre gli investimenti consiste nella capacità ridotta dei paesi del Sud di essere virtuosi. La crisi immobiliare prodotta negli Usa ha portato è stata trasformata in una crisi finanziaria dalla riduzione degli investimenti nei paesi del Sud Europa. La mancanza di un bilancio federale ha impedito all’Europa di intervenire per trasformare ridurre gli effetti recessivi della ritirata degli investimenti delle banche del Nord Europa alla caccia di speculazione nel Sud Europa. Boitani difende l’euro come moneta. L’economista accusa l’Europa di debolezza istituzionale e politica nella predisposizione di strumenti anche finanziari per combattere la recessione.
Se il debito pubblico è alto ci vuole l’austerità” è il secondo capitolo del libro di Boitani. L’economista docente di Economia Politica all’Università del Sacro Cuore di Milano mette in evidenza il ruolo della banca centrale come prestatore di ultima istanza nel processo di salvataggio dell’economia dalla recessione. L’utilizzo della Banca Centrale come “lender of last resort” è limitata in Europa. I paesi in grado di disporre di una Banca Centrale autonoma possono reagire alla crisi con efficacia. L’intervento della Banca Centrale è espansivo. L’espansività della politica monetaria della Banca Centrale annulla il riferimento all’austerità. Ben Bernanke alla guida della Fed a seguito della recessione ha dimostrato la necessità di rifiutare l’austerità per innescare il processo di crescita. La politica monetaria di Bernanke ha avuto successo. L’economista critica il lavoro di Reinhart e Rogoff (2010) volto a dimostrare l’impatto negativo del debito sulla crescita economica per 20 economie avanzate nel periodo 1946-2009. Reinhart e Rogoff hanno utilizzato dei dati errati. La proposizione di Reinhart e Rogoff è stata bocciata dall’analisi empirica corretta. Boitani considera anche la proposta di Alesina afferente l’“austerità espansiva”. Alesina ha messo in evidenza l’esistenza di un ciclo costiuito da austerità e crescita. L’austerità induce i cittadini ad avere fiducia nei confronti nel futuro. I cittadini dei paesi austeri secondo Alesina sono indotti a credere di vivere un cambiamento epocale “dallo stato spendaccione allo Stato parsimonioso ed austero”. La fiducia dei cittadini aumenta i consumi nella generazione di crescita economica. Tuttavia l’austerità nella visione di Alesina è priva di evidenza empirica. Boitani mette in evidenza la mancanza di efficacia dell’austerità. L’austerità ha effetti recessivi in caso di riduzione del livello dell’attività economica complessiva.
Il terzo capitolo è intitolato “L’inflazione ossessione le banche centrali”. L’economista mette in evidenza il ruolo dell’inflazione ridotta come elemento cruciale nella BCE. L’economista mette in evidenza il divieto della monetizzazione del debito pubblico attraverso l’operatività della banca centrale. Boitani affronta il tema della relazione tra Banca Centrale e Ministero dell’Economia e delle Finanze nell’acquisizione del debito di Stato. La relazione funzionale tra Banca Centrale e Ministero dell’Economia in Italia è stata interrotta nel 1993. Il processo di creazione della Banca Centrale europea ha enfatizzato un fenomeno precedente. Tuttavia l’intervento della Banca Centrale viene considerato in modo positivo dai mercati come nel caso del “Whatever it takes” proposto da Mario Draghi governatore. I mercati hanno sostenuto la politica monetaria della BCE a dimostrazione dell’importanza delle politiche espansive anche nell’eurozona. Boitani mette in evidenza il ruolo ridotto in termini di redistribuzione delle risorse finanziarie degli interventi eterodossi della Banca Centrale. L’economia italiano mette in evidenza la necessità di procedere con trasferimenti monetari per procedere alla risoluzione delle diseguaglianze.
Il capitolo quarto è intitolato “L’Italia va male perché è poco competitiva”. Boitani mette in evidenza la necessità di considerare la produttività. I paesi vengono indirizzati nei confronti della competitività. Tuttavia è la produttività a generare reddito e capacità di intervento nei mercati internazionali. La competitività viene in genere considerata come capacità di esportare. Boitani tuttavia mette in evidenza anche il ruolo delle importazioni per aumentare il valore del tenore di vita delle popolazioni residenti. Esportazioni ed Importazioni insieme possono consentire alla popolazione di incrementare reddito e qualità dei consumi. Tuttavia la tensione nei confronti delle esportazioni può portare ad una compressione dei redditi dei lavoratori con effetti negativi in termini di potere di acquisto e ricaduta tendenziale nei confronti dell’austerità. Tuttavia Boitani tende a mettere in evidenza la necessità di una crescita dimensionale delle imprese per l’aumento della produttività.
Il capitolo quinto è intitolato “E’ tutta colpa della banche e della finanza”. L’economista mette in evidenza il ruolo delle banche nella creazione della crisi finanziaria. Boitani mette in evidenza il ruolo delle banche nella creazione della bolla immobiliare attraverso la cartolarizzazione dei mutui. L’economista considera anche il ruolo dell’indebitamento delle banche realizzato mediante i processi della leva finanziaria. Boitani critica anche le agenzie di rating. L’autore mette in risalto anche l’efficienza bassa della politica e l’assenza di un sistema sanzionatorio nei confronti dei banchieri.Boitani mette in evidenza l’intreccio tra indebitamento privato ed indebitamento pubblico. La crisi finanziaria ha portato ad una crescita dei crediti deteriorati con necessità di capitalizzazione delle banche in grado di avere effetti positivi sul credit crunch. Boitani esprime una critica nei confronti della riforma italiana delle banche popolari e cooperative. Boitani mette in evidenza il ruolo del sistema bancario e tuttavia critica anche il sistema politico per avere mancato di esercitare una attività di controllo e sanzione nei confronti della banca.
“Senza la riforme non si esce dalla crisi” è il capitolo sesto del libro di Boitani.  Boitani critica le riforme intese come elisir nei confronti della risoluzione delle questioni economiche.  L’autore mette in evidenza la necessità di realizzare delle riforme in grado di produrre crescita economia nei confronti dei paesi dell’euro. Boitani attacca anche i monopoli per la capacità bassa di innovare nell’aumento della produttività. L’autore critica l’inflazione bassa per gli effetti recessivi sulla domanda. Boitani esprime vicinanza nei confronti delle politiche keynesiane. Nella visione dell’autore le riforme consistono nella riduzione dei monopoli, nella crescita delle politiche fiscali e monetarie espansive per far crescere domanda pubblica e privata nella crescita del prodotto interno lordo.
“Per rilanciare l’economia servono grandi investimenti infrastrutturali” è il settimo capitolo del libro di Boitani. L’autore critica gli ivestimenti strutturali di lungo periodo. Gli investimenti durevoli nelle costruzioni, nei trasporti hanno extra costi e tempi di realizzazione in grado di trasformare la spesa pubblica da anti-ciclica in pro-ciclica. L’efficienza bassa nell’esercizio dell’attività di investimento di lungo periodo rende priva di utilità l’attività di infrastrutturazione. Boitani fa riferimento alla necessità di puntare sulle tecnologie nuove per produrre crescita economica. L’autore esprime un parere cauto nei confronti della riforma del codice degli appalti realizzato in Italia. L’autore critica anche il piano Junker per mancanza di risorse finanziarie effettive e per l’effetto leva elevato.
Il postscritto “l’unione monetaria ha bisogno di un bilancio federale” chiude il libro di Boitani. L’autore mette in evidenza le riforme da realizzare per una Europa efficiente nella risoluzione delle crisi economiche e per l’accesso ad una crescita economica sostenuta. Boitani pone la questione di un governo effettivo dell’Ue, con un ministro delle finanze in grado di operare in modo effettivo. Boitani critica anche la questione della mancanza di mobilità del lavoro come strumento per bilanciare le economie nei vari tassi di crescita delle aree economiche europee. Boitani considera anche la necessità di mettere insieme politiche fiscali e politiche monetarie in un coordinamento. L’autore sottolinea la necessità di completare il percorso di creazione dello Stato Europeo.
Il libro di Boitani nel combattere i luoghi comuni mette in evidenza alcuni problemi dell’economia europea. L’autore fa riflettere sull’utilità di una Europa fondata sull’austerità. La connessione tra paesi europei dovrebbe essere stretta. Il libro è in grado di instillare euroscetticismo anche negli europeisti convinti. Tuttavia le critiche dell’autore possono essere risolte attraverso politiche economiche e riforme costituzionali europeiste. Il libro di Boitani è rivolto al policy maker europeista consapevole dei limiti dell’UE e dotato della fiducia per realizzare delle proposte politiche nell’interesse della popolazione. Boitani è keynesiano. La figura di Keynes è presente nel libro di Boitani. L’economista italiano riesce a mettere in evidenza il ruolo delle politiche economiche keynesiane per la crescita economica europea nel sostegno dei lavoratori, delle famiglie.


domenica 12 marzo 2017

Il diario di Michele Viterbo

Il libro intitolato “1943-1945-DIARIO”  di Michele ViterboPeucezio” pubblicato da Lupo Editore nel 2013 riporta il diario privato dell’autore.
Michele Viterbo nato a Castellana Grotte nel 1890 è stato un giornalista e scrittore e amministratore locale legato iscritto dal 1925 al Partito Fascista. Viterbo ha svolto l’incarico di Preside della Provincia di Bari dal 1929 al 1943. Dal 1935 al 1943 Viterbo è stato Podestà di Bari.
La lettura di un diario di un uomo politico dotato di sensibilità come Viterbo richiede attenzione. Il diario è una chiave di accesso alla dimensione intima di un uomo anche quando affronta temi pubblici, legati alla politica locale, nazionale ed internazionale.
Viterbo racconta l’epopea finale del Fascismo. Il diario è permeato dall’idea vibrante dell’Italia come patria mazziniana e cavouriana anche se l’autore è fascista e cattolico.
Gli assi fondamentali della politica del Viterbo sono indicati di seguito:
  • ·         Meridionalismo: oggetto di attività sia di carattere intellettuale sia di carattere politico-istituzionale.

Meridionalismo Intellettuale
A livello intellettuale Viterbo ha scritto articoli sull’emancipazione del Meridione sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sul Corriere delle Puglie e ha fondato anche la rivista Puglia Giovane.
Viterbo ha anche scritto una serie di opere dedicate al mezzogiorno come per esempio: “La Puglia e il suo Acquedotto” (1954), “Antiche Civiltà” (1959), “Da Masaniello alla Carboneria” (1962), “Il Sud e l’Unità” (1966).
Tuttavia nel diario viene messa anche in risalto la capacità della classe dirigente meridionale di essere protagonista del dibattito nazionale ed internazionale durante gli anni della disfatta del fascismo. Viterbo dà anche riconoscimento a intellettuali locali impegnati per un fascismo “puro” privo delle contaminazioni plutocratiche del fascismo “istituzionale”. L’adesione del Viterbo al fascismo appare legata sia ad un fatto istituzionale ovvero di servizio nei confronti dello Stato e dalla comunità, sia ad un atto di fede nei confronti della capacità emancipatrice del fascismo come guida materiale per l’applicazione dello spirito del risorgimento. La rivendicazione meridionalista è presente nell’opera intellettuale, giornalistica ed anche nel diario del Viterbo. Tuttavia il Viterbo è parte di una classe dirigente attiva nel paese e pertanto l’azione politica meridionalista viene intesa come una parte propositiva dell’attività di pensiero e di produzione intellettuale attraverso l’esercizio del giornalismo e della scrittura.
Meridionalismo politico
Viterbo è stato impegnato nella costruzione di istituti devoti all’alfabetizzazione della popolazione meridionale e allo sviluppo dei commerci. L’autore ha partecipato alla creazione della Camera di Commercio Italo-Orientale avente la finalità di realizzare lo sviluppo dell’attività economica nei confronti dei paesi adriatici. Viterbo mette in evidenza la corruzione della pubblica amministrazione locale nel periodo del fascismo. Tuttavia tende a promozionare l’attività amministrativa svolta come caratterizzata da una condizione di efficienza, e di morigeratezza, anche di fronte agli abusi e alle sfrontatezze irrazionali di parte dei gerarchi fascisti corrotti e attenti ad accumulare ricchezze individuali sottratte alla collettività.
  • ·         Fascismo: Viterbo partecipa del fascismo e vede nel fascismo la continuazione degli ideali risorgimentali. Il fascismo di Viterbo tende ad essere “Puro” ovvero “Originario”. Viterbo mette in evidenza la capacità del fascismo di essere anche un riferimento per i movimenti politici europei e internazionali. Viterbo richiama nel diario al ruolo di Mussolini fino al 1933 di essere un riferimento sia per i regimi totalitari ed anche per i regimi democratico-liberali. Viterbo cerca di essere un fascista nel tentativo di difendere gli ideali di emancipazione iniziali del movimento guidato da Mussolini. Egli critica l’alleanza con i tedeschi. Il giudizio su Mussolini a partire dal 1938 diventa severo. Viterbo critica il duce per aver ceduto rispetto all’ideale iniziale di un ambito autonomo e indipendente dell’Italia nel contesto euro-mediterraneo ed internazionale.
  • ·         Internazionalismo: Viterbo è un internazionalista. L’autore legge i giornali inglesi e americani. Nel diario è descritto anche il rapporto con l’editore Laterza, fornitore di libri aventi portata internazionale. Viterbo segue il dibattito e partecipa anche attraverso articoli scritti sulle testate giornalistiche. Tuttavia l’internazionalismo viene posto in relazione con gli ideali risorgimentali e mazziniani della patria. Viterbo critica l’Inghilterra per aver “mortificato” il popolo italiano a seguito della sconfitta militare e critica anche gli americani per il potere oscuro dei mercati finanziari. Tuttavia Viterbo mette anche in evidenza i rischi per l’Italia derivanti dal nazionalismo francese degaulliano volto a considerare il popolo italiano alla stregua del popolo algerino come una colonia. La Russia è criticata per aver spinto la Jugoslavia di Tito ad avanzare rivendicazioni nei confronti di Trieste. Viterbo esprime ammirazione per la resistenza del popolo tedesco. Una qualche felicità traspare alla notizia dei successi della resistenza italiana in funzione anti-anglosassone e anti-americana.
  • ·         Patriottismo mazziniano: costituisce il riferimento fondamentale dell’azione politica, intellettuale e comunitaria del Viterbo. Mazzini ispira l’opera del Viterbo. Viterbo è un mazziniano in grado di mettere insieme risorgimento, fascismo ed emancipazione del popolo in funzione del progresso della nazione. Il riferimento a Mazzini guida anche l’attività di costruzione istituzionale, e forse anche la morigeratezza dei costumi, l’austerità dei comportamenti, e la temperanza nell’esercizio dell’amministrazione finanziaria pubblica. Tuttavia Viterbo critica il fascismo per essere venuto meno in parte all’acquisizione del carico dell’eredità mazziniana nel tentativo di costruzione di una Italia nuova e libera nell’Europa e nelle relazioni internazionali.
  • ·         Cattolicesimo: Viterbo è cattolico. Il cattolicesimo è presente nel libro sia con riferimento ai fatti privati sia con riferimento alla dimensione pubblica. Viterbo sembra ad un certo punto invocare una sorta di crescita della consapevolezza cristiana nell’Europa della seconda guerra mondiale come guida verso la pace e la prosperità.
  • ·         Monarchia: Viterbo ha un atteggiamento particolare nei confronti della monarchia. Nel diario a volte sembra molto vicino alla Monarchia soprattutto nel periodo del Governo Badoglio. A volte esprime una sorta di rammarico per il livello raggiunto dall’istituzione monarchica a seguito del luglio 1943. Tuttavia Viterbo critica anche la monarchia per aver mancato di concludere l’alleanza con i tedeschi come mandato del governo Badoglio. La questione monarchica rimane aperta. Taluni incontri del Viterbo mostrano una certa stima nei confronti di alcuni appartenenti all’aristocrazia italiana.

Viterbo è una personalità politica complessa. Tuttavia Viterbo è un esempio della capacità delle classe dirigente locale di svolgere una attività di servizio nei confronti della popolazione e dell’interesse nazionale nell’apertura alla visione internazionale e globale. Viterbo viaggia tra Castellana Grotte, Maglie, Brindisi, Torre a Mare e Bari e intende i luoghi come centrali nella vicenda nazionale ed internazionale.
Il provincialismo è estraneo alla visione del Viterbo. L’autore sembra essere in grado di individuare una linea netta di confine tra provincialismo e localismo. Il provincialismo come fenomeno culturale è assente nel diario di Viterbo. L’attenzione alla popolazione locale servita nell’esercizio dell’attività amministrativa e intellettuale è un elemento presente nell’opera.
Viterbo ha avuto anche delle relazioni individuali con i gerarchi fascisti come per esempio Galeazzo Ciano. Taluni gerarchi vengono descritti come dediti all’accumulazione delle ricchezze e caratterizzati da una sensibilità bassa nei confronti della condizione tragica della popolazione durante il conflitto. Il decadimento morale della gerarchia fascista viene contrapposto ad alcune figure di rigore morale elevato e levatura etica significativa come per esempio Sergio Panunzio esponente del fascismo sindacale originario di Molfetta.
Il diario di Viterbo è un’opera intensa, piena di riferimenti, di racconti, e di aneddoti, di incontri.
Viterbo è un esempio della capacità degli italiani di essere attivi ed operosi anche in condizioni avverse e di intendere le questioni internazionali anche se legati ad incarichi istituzionali locali. L’autore mette anche in evidenza la capacità di individuare un nesso autonomo tra indirizzi e orientamenti differenti unificati nello svolgimento dell’attività di servizio nei confronti delle istituzioni e della popolazione.