Il
libro “Sette Luoghi Comuni sull’Economia” scritto dall’economia Andrea Boitani
affronta alcune tematiche afferenti l’Unione Europea. Il libro è composto da
una prefazione, sette capitoli e una poscritto. Il totale delle pagine è pari a
186 esclusi i riferimenti bibliografici. Il prezzo è pari a 16,00 euro.
Nel
primo capitolo è intitolato “L’economia Europea va male perché c’è l’euro”.
L’economista mette in evidenza il ruolo dell’euro durante la crisi economica
del 2008. L’autore considera le caratteristiche delle varie economie europee e
la difficoltà di creare una uniformità nell’eurozona. Boitani spiega il
meccanismo di finanziamento della bolla speculativa immobiliare. Le banche
tedesche hanno prestato fondi nei confronti delle economie del Sud Europa
attraversate da una bolla nel settore delle costruzioni.
Tuttavia
il fallimento di Lehman Brothers ha portato ad una riduzione degli investimenti
per la caduta del saggio di interesse. Tuttavia a seguito della crisi i paesi
del Nord Europa hanno iniziato a ridurre il finanziamento dei paesi del Sud
Europa. La motivazione ufficiale per ridurre gli investimenti consiste nella
capacità ridotta dei paesi del Sud di essere virtuosi. La crisi immobiliare
prodotta negli Usa ha portato è stata trasformata in una crisi finanziaria
dalla riduzione degli investimenti nei paesi del Sud Europa. La mancanza di un
bilancio federale ha impedito all’Europa di intervenire per trasformare ridurre
gli effetti recessivi della ritirata degli investimenti delle banche del Nord
Europa alla caccia di speculazione nel Sud Europa. Boitani difende l’euro come
moneta. L’economista accusa l’Europa di debolezza istituzionale e politica
nella predisposizione di strumenti anche finanziari per combattere la
recessione.
“Se il debito pubblico è alto ci vuole
l’austerità” è il secondo capitolo del libro di Boitani. L’economista
docente di Economia Politica all’Università del Sacro Cuore di Milano mette in
evidenza il ruolo della banca centrale come prestatore di ultima istanza nel
processo di salvataggio dell’economia dalla recessione. L’utilizzo della Banca
Centrale come “lender of last resort” è limitata in Europa. I paesi in grado di
disporre di una Banca Centrale autonoma possono reagire alla crisi con
efficacia. L’intervento della Banca Centrale è espansivo. L’espansività della
politica monetaria della Banca Centrale annulla il riferimento all’austerità.
Ben Bernanke alla guida della Fed a seguito della recessione ha dimostrato la
necessità di rifiutare l’austerità per innescare il processo di crescita. La
politica monetaria di Bernanke ha avuto successo. L’economista critica il
lavoro di Reinhart e Rogoff (2010) volto a dimostrare l’impatto negativo del
debito sulla crescita economica per 20 economie avanzate nel periodo 1946-2009.
Reinhart e Rogoff hanno utilizzato dei dati errati. La proposizione di Reinhart
e Rogoff è stata bocciata dall’analisi empirica corretta. Boitani considera
anche la proposta di Alesina afferente l’“austerità espansiva”. Alesina ha
messo in evidenza l’esistenza di un ciclo costiuito da austerità e crescita.
L’austerità induce i cittadini ad avere fiducia nei confronti nel futuro. I
cittadini dei paesi austeri secondo Alesina sono indotti a credere di vivere un
cambiamento epocale “dallo stato spendaccione allo Stato parsimonioso ed
austero”. La fiducia dei cittadini aumenta i consumi nella generazione di
crescita economica. Tuttavia l’austerità nella visione di Alesina è priva di
evidenza empirica. Boitani mette in evidenza la mancanza di efficacia
dell’austerità. L’austerità ha effetti recessivi in caso di riduzione del
livello dell’attività economica complessiva.
Il
terzo capitolo è intitolato “L’inflazione ossessione le banche centrali”. L’economista
mette in evidenza il ruolo dell’inflazione ridotta come elemento cruciale nella
BCE. L’economista mette in evidenza il divieto della monetizzazione del debito
pubblico attraverso l’operatività della banca centrale. Boitani affronta il
tema della relazione tra Banca Centrale e Ministero dell’Economia e delle
Finanze nell’acquisizione del debito di Stato. La relazione funzionale tra
Banca Centrale e Ministero dell’Economia in Italia è stata interrotta nel 1993.
Il processo di creazione della Banca Centrale europea ha enfatizzato un
fenomeno precedente. Tuttavia l’intervento della Banca Centrale viene
considerato in modo positivo dai mercati come nel caso del “Whatever it takes”
proposto da Mario Draghi governatore. I mercati hanno sostenuto la politica
monetaria della BCE a dimostrazione dell’importanza delle politiche espansive
anche nell’eurozona. Boitani mette in evidenza il ruolo ridotto in termini di
redistribuzione delle risorse finanziarie degli interventi eterodossi della
Banca Centrale. L’economia italiano mette in evidenza la necessità di procedere
con trasferimenti monetari per procedere alla risoluzione delle diseguaglianze.
Il
capitolo quarto è intitolato “L’Italia va male perché è poco competitiva”. Boitani
mette in evidenza la necessità di considerare la produttività. I paesi vengono
indirizzati nei confronti della competitività. Tuttavia è la produttività a
generare reddito e capacità di intervento nei mercati internazionali. La
competitività viene in genere considerata come capacità di esportare. Boitani
tuttavia mette in evidenza anche il ruolo delle importazioni per aumentare il
valore del tenore di vita delle popolazioni residenti. Esportazioni ed
Importazioni insieme possono consentire alla popolazione di incrementare
reddito e qualità dei consumi. Tuttavia la tensione nei confronti delle
esportazioni può portare ad una compressione dei redditi dei lavoratori con
effetti negativi in termini di potere di acquisto e ricaduta tendenziale nei
confronti dell’austerità. Tuttavia Boitani tende a mettere in evidenza la
necessità di una crescita dimensionale delle imprese per l’aumento della
produttività.
Il
capitolo quinto è intitolato “E’ tutta colpa della banche e della finanza”. L’economista
mette in evidenza il ruolo delle banche nella creazione della crisi
finanziaria. Boitani mette in evidenza il ruolo delle banche nella creazione
della bolla immobiliare attraverso la cartolarizzazione dei mutui. L’economista
considera anche il ruolo dell’indebitamento delle banche realizzato mediante i
processi della leva finanziaria. Boitani critica anche le agenzie di rating. L’autore
mette in risalto anche l’efficienza bassa della politica e l’assenza di un
sistema sanzionatorio nei confronti dei banchieri.Boitani mette in evidenza l’intreccio
tra indebitamento privato ed indebitamento pubblico. La crisi finanziaria ha
portato ad una crescita dei crediti deteriorati con necessità di capitalizzazione
delle banche in grado di avere effetti positivi sul credit crunch. Boitani
esprime una critica nei confronti della riforma italiana delle banche popolari
e cooperative. Boitani mette in evidenza il ruolo del sistema bancario e
tuttavia critica anche il sistema politico per avere mancato di esercitare una
attività di controllo e sanzione nei confronti della banca.
“Senza
la riforme non si esce dalla crisi” è il capitolo sesto del libro di Boitani. Boitani critica le riforme intese come elisir
nei confronti della risoluzione delle questioni economiche. L’autore mette in evidenza la necessità di
realizzare delle riforme in grado di produrre crescita economia nei confronti
dei paesi dell’euro. Boitani attacca anche i monopoli per la capacità bassa di
innovare nell’aumento della produttività. L’autore critica l’inflazione bassa
per gli effetti recessivi sulla domanda. Boitani esprime vicinanza nei
confronti delle politiche keynesiane. Nella visione dell’autore le riforme
consistono nella riduzione dei monopoli, nella crescita delle politiche fiscali
e monetarie espansive per far crescere domanda pubblica e privata nella crescita
del prodotto interno lordo.
“Per
rilanciare l’economia servono grandi investimenti infrastrutturali” è il
settimo capitolo del libro di Boitani. L’autore critica gli ivestimenti
strutturali di lungo periodo. Gli investimenti durevoli nelle costruzioni, nei
trasporti hanno extra costi e tempi di realizzazione in grado di trasformare la
spesa pubblica da anti-ciclica in pro-ciclica. L’efficienza bassa nell’esercizio
dell’attività di investimento di lungo periodo rende priva di utilità l’attività
di infrastrutturazione. Boitani fa riferimento alla necessità di puntare sulle
tecnologie nuove per produrre crescita economica. L’autore esprime un parere cauto
nei confronti della riforma del codice degli appalti realizzato in Italia. L’autore
critica anche il piano Junker per mancanza di risorse finanziarie effettive e
per l’effetto leva elevato.
Il
postscritto “l’unione monetaria ha bisogno di un bilancio federale” chiude il libro
di Boitani. L’autore mette in evidenza le riforme da realizzare per una Europa
efficiente nella risoluzione delle crisi economiche e per l’accesso ad una
crescita economica sostenuta. Boitani pone la questione di un governo effettivo
dell’Ue, con un ministro delle finanze in grado di operare in modo effettivo.
Boitani critica anche la questione della mancanza di mobilità del lavoro come
strumento per bilanciare le economie nei vari tassi di crescita delle aree
economiche europee. Boitani considera anche la necessità di mettere insieme
politiche fiscali e politiche monetarie in un coordinamento. L’autore
sottolinea la necessità di completare il percorso di creazione dello Stato
Europeo.
Il
libro di Boitani nel combattere i luoghi comuni mette in evidenza alcuni
problemi dell’economia europea. L’autore fa riflettere sull’utilità di una
Europa fondata sull’austerità. La connessione tra paesi europei dovrebbe essere
stretta. Il libro è in grado di instillare euroscetticismo anche negli
europeisti convinti. Tuttavia le critiche dell’autore possono essere risolte
attraverso politiche economiche e riforme costituzionali europeiste. Il libro
di Boitani è rivolto al policy maker europeista consapevole dei limiti dell’UE
e dotato della fiducia per realizzare delle proposte politiche nell’interesse
della popolazione. Boitani è keynesiano. La figura di Keynes è presente nel
libro di Boitani. L’economista italiano riesce a mettere in evidenza il ruolo
delle politiche economiche keynesiane per la crescita economica europea nel
sostegno dei lavoratori, delle famiglie.