domenica 12 marzo 2017

Il diario di Michele Viterbo

Il libro intitolato “1943-1945-DIARIO”  di Michele ViterboPeucezio” pubblicato da Lupo Editore nel 2013 riporta il diario privato dell’autore.
Michele Viterbo nato a Castellana Grotte nel 1890 è stato un giornalista e scrittore e amministratore locale legato iscritto dal 1925 al Partito Fascista. Viterbo ha svolto l’incarico di Preside della Provincia di Bari dal 1929 al 1943. Dal 1935 al 1943 Viterbo è stato Podestà di Bari.
La lettura di un diario di un uomo politico dotato di sensibilità come Viterbo richiede attenzione. Il diario è una chiave di accesso alla dimensione intima di un uomo anche quando affronta temi pubblici, legati alla politica locale, nazionale ed internazionale.
Viterbo racconta l’epopea finale del Fascismo. Il diario è permeato dall’idea vibrante dell’Italia come patria mazziniana e cavouriana anche se l’autore è fascista e cattolico.
Gli assi fondamentali della politica del Viterbo sono indicati di seguito:
  • ·         Meridionalismo: oggetto di attività sia di carattere intellettuale sia di carattere politico-istituzionale.

Meridionalismo Intellettuale
A livello intellettuale Viterbo ha scritto articoli sull’emancipazione del Meridione sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sul Corriere delle Puglie e ha fondato anche la rivista Puglia Giovane.
Viterbo ha anche scritto una serie di opere dedicate al mezzogiorno come per esempio: “La Puglia e il suo Acquedotto” (1954), “Antiche Civiltà” (1959), “Da Masaniello alla Carboneria” (1962), “Il Sud e l’Unità” (1966).
Tuttavia nel diario viene messa anche in risalto la capacità della classe dirigente meridionale di essere protagonista del dibattito nazionale ed internazionale durante gli anni della disfatta del fascismo. Viterbo dà anche riconoscimento a intellettuali locali impegnati per un fascismo “puro” privo delle contaminazioni plutocratiche del fascismo “istituzionale”. L’adesione del Viterbo al fascismo appare legata sia ad un fatto istituzionale ovvero di servizio nei confronti dello Stato e dalla comunità, sia ad un atto di fede nei confronti della capacità emancipatrice del fascismo come guida materiale per l’applicazione dello spirito del risorgimento. La rivendicazione meridionalista è presente nell’opera intellettuale, giornalistica ed anche nel diario del Viterbo. Tuttavia il Viterbo è parte di una classe dirigente attiva nel paese e pertanto l’azione politica meridionalista viene intesa come una parte propositiva dell’attività di pensiero e di produzione intellettuale attraverso l’esercizio del giornalismo e della scrittura.
Meridionalismo politico
Viterbo è stato impegnato nella costruzione di istituti devoti all’alfabetizzazione della popolazione meridionale e allo sviluppo dei commerci. L’autore ha partecipato alla creazione della Camera di Commercio Italo-Orientale avente la finalità di realizzare lo sviluppo dell’attività economica nei confronti dei paesi adriatici. Viterbo mette in evidenza la corruzione della pubblica amministrazione locale nel periodo del fascismo. Tuttavia tende a promozionare l’attività amministrativa svolta come caratterizzata da una condizione di efficienza, e di morigeratezza, anche di fronte agli abusi e alle sfrontatezze irrazionali di parte dei gerarchi fascisti corrotti e attenti ad accumulare ricchezze individuali sottratte alla collettività.
  • ·         Fascismo: Viterbo partecipa del fascismo e vede nel fascismo la continuazione degli ideali risorgimentali. Il fascismo di Viterbo tende ad essere “Puro” ovvero “Originario”. Viterbo mette in evidenza la capacità del fascismo di essere anche un riferimento per i movimenti politici europei e internazionali. Viterbo richiama nel diario al ruolo di Mussolini fino al 1933 di essere un riferimento sia per i regimi totalitari ed anche per i regimi democratico-liberali. Viterbo cerca di essere un fascista nel tentativo di difendere gli ideali di emancipazione iniziali del movimento guidato da Mussolini. Egli critica l’alleanza con i tedeschi. Il giudizio su Mussolini a partire dal 1938 diventa severo. Viterbo critica il duce per aver ceduto rispetto all’ideale iniziale di un ambito autonomo e indipendente dell’Italia nel contesto euro-mediterraneo ed internazionale.
  • ·         Internazionalismo: Viterbo è un internazionalista. L’autore legge i giornali inglesi e americani. Nel diario è descritto anche il rapporto con l’editore Laterza, fornitore di libri aventi portata internazionale. Viterbo segue il dibattito e partecipa anche attraverso articoli scritti sulle testate giornalistiche. Tuttavia l’internazionalismo viene posto in relazione con gli ideali risorgimentali e mazziniani della patria. Viterbo critica l’Inghilterra per aver “mortificato” il popolo italiano a seguito della sconfitta militare e critica anche gli americani per il potere oscuro dei mercati finanziari. Tuttavia Viterbo mette anche in evidenza i rischi per l’Italia derivanti dal nazionalismo francese degaulliano volto a considerare il popolo italiano alla stregua del popolo algerino come una colonia. La Russia è criticata per aver spinto la Jugoslavia di Tito ad avanzare rivendicazioni nei confronti di Trieste. Viterbo esprime ammirazione per la resistenza del popolo tedesco. Una qualche felicità traspare alla notizia dei successi della resistenza italiana in funzione anti-anglosassone e anti-americana.
  • ·         Patriottismo mazziniano: costituisce il riferimento fondamentale dell’azione politica, intellettuale e comunitaria del Viterbo. Mazzini ispira l’opera del Viterbo. Viterbo è un mazziniano in grado di mettere insieme risorgimento, fascismo ed emancipazione del popolo in funzione del progresso della nazione. Il riferimento a Mazzini guida anche l’attività di costruzione istituzionale, e forse anche la morigeratezza dei costumi, l’austerità dei comportamenti, e la temperanza nell’esercizio dell’amministrazione finanziaria pubblica. Tuttavia Viterbo critica il fascismo per essere venuto meno in parte all’acquisizione del carico dell’eredità mazziniana nel tentativo di costruzione di una Italia nuova e libera nell’Europa e nelle relazioni internazionali.
  • ·         Cattolicesimo: Viterbo è cattolico. Il cattolicesimo è presente nel libro sia con riferimento ai fatti privati sia con riferimento alla dimensione pubblica. Viterbo sembra ad un certo punto invocare una sorta di crescita della consapevolezza cristiana nell’Europa della seconda guerra mondiale come guida verso la pace e la prosperità.
  • ·         Monarchia: Viterbo ha un atteggiamento particolare nei confronti della monarchia. Nel diario a volte sembra molto vicino alla Monarchia soprattutto nel periodo del Governo Badoglio. A volte esprime una sorta di rammarico per il livello raggiunto dall’istituzione monarchica a seguito del luglio 1943. Tuttavia Viterbo critica anche la monarchia per aver mancato di concludere l’alleanza con i tedeschi come mandato del governo Badoglio. La questione monarchica rimane aperta. Taluni incontri del Viterbo mostrano una certa stima nei confronti di alcuni appartenenti all’aristocrazia italiana.

Viterbo è una personalità politica complessa. Tuttavia Viterbo è un esempio della capacità delle classe dirigente locale di svolgere una attività di servizio nei confronti della popolazione e dell’interesse nazionale nell’apertura alla visione internazionale e globale. Viterbo viaggia tra Castellana Grotte, Maglie, Brindisi, Torre a Mare e Bari e intende i luoghi come centrali nella vicenda nazionale ed internazionale.
Il provincialismo è estraneo alla visione del Viterbo. L’autore sembra essere in grado di individuare una linea netta di confine tra provincialismo e localismo. Il provincialismo come fenomeno culturale è assente nel diario di Viterbo. L’attenzione alla popolazione locale servita nell’esercizio dell’attività amministrativa e intellettuale è un elemento presente nell’opera.
Viterbo ha avuto anche delle relazioni individuali con i gerarchi fascisti come per esempio Galeazzo Ciano. Taluni gerarchi vengono descritti come dediti all’accumulazione delle ricchezze e caratterizzati da una sensibilità bassa nei confronti della condizione tragica della popolazione durante il conflitto. Il decadimento morale della gerarchia fascista viene contrapposto ad alcune figure di rigore morale elevato e levatura etica significativa come per esempio Sergio Panunzio esponente del fascismo sindacale originario di Molfetta.
Il diario di Viterbo è un’opera intensa, piena di riferimenti, di racconti, e di aneddoti, di incontri.
Viterbo è un esempio della capacità degli italiani di essere attivi ed operosi anche in condizioni avverse e di intendere le questioni internazionali anche se legati ad incarichi istituzionali locali. L’autore mette anche in evidenza la capacità di individuare un nesso autonomo tra indirizzi e orientamenti differenti unificati nello svolgimento dell’attività di servizio nei confronti delle istituzioni e della popolazione. 

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