Il libro pubblicato da Hoepli nel 2015 intitolato “Il
Metodo Coca Cola. Rinnovarsi per Continuare a Crescere” degli autori David
Butler e Linda Tischler affronta il tema del design come uno strumento di
management dell’impresa in grado di aumentare la capacità di incrementare in
modo particolare l’agilità, la scalabilità ed in generale l’operatività delle
imprese. Il libro offre dei suggerimenti di carattere manageriale e afferenti
la strutturazione dei business plan models per le start up ed anche per le
imprese aventi dimensioni rilevanti, come appunto, nel caso della Coca Cola.
La prima parte del libro costituito da 3 capitoli
fa riferimento alle tecniche del design applicate alla progettazione per
crescere.
Il primo capitolo del libro intitolato “Il design”
introduce l’idea del design come elemento globale, totalizzante all’interno
dell’impresa. Butler e Tischler considerano il design come uno strumento in
grado di interessare il processo industriale inteso in modo complessivo. Il
design riguarderebbe sia le fasi iniziali della progettazione, della
pianificazione del prodotto anche nel senso della capacità di utilizzo da parte
dei consumatori, sia la capacità di porre in essere il prodotto in termini di
produzione e anche in termini di logistica. La pianificazione, la
programmazione, la produzione e la logistica sono fasi interessate dal design.
Il design è in grado di aumentare l’efficienza dell’impresa, ed diventa anche
uno strumento per incrementare la capacità dell’impresa di penetrare i mercati
di riferimento con attenzione nei confronti della customer care. Il percorso
per tentativi realizzato dalle imprese per individuare delle metodologie
necessarie all’implementazione delle strutture in grado di rendere il mercato
efficiente passano per il tramite del design, secondo gli autori. Inoltre il primo
capitolo introduce anche l’idea del design come componente del sistema.Il riferimento
alla teoria dei sistemi è una costante all’interno del libro di Butler e
Tischler.
Il secondo capitolo fa riferimento alla
scalabilità. La scalabilità afferisce alla capacità del modello di business
dell’impresa di generare dei prodotti in grado di essere sottoposti ad un
processo di standardizzazione, di semplificazione e di integrazione. L’impresa
deve individuare degli elementi del business in grado di essere generalizzati,
ovvero portati a standard della produzione, ovvero in grado di costituire una
modellistica da introdurre in un processo di produzione industriale. Gli
elementi dell’organizzazione industriale, comprensivi sia delle caratteristiche
intrinseche della produzione, sia degli elementi della logistica, ovvero
afferenti anche la distribuzione sono gli elementi tipici della scalabilità. Il
prodotto/servizio generato e prodotto deve avere un grado di
industrializzazione elevato, ovvero essere standardizzato, sottoposto ad un
packaging utile sia per l’utente in quanto individuo sia per la collettività
con un marchio in grado di intrecciare i valori personali e comunitari.
Il terzo capitolo fa riferimento alla complessità.
La complessità viene intesa come una condizione interna all’impresa ed anche
come una dimensione dell’impresa all’interno del mercato. Gli autori fanno
riferimento ai wicked problems ovvero dei problemi aventi un impatto sull’utilizzo
di un certo prodotto/ servizio eppure derivanti da un fattore di contesto
sociale. Per esempio gli autori fanno riferimento all’obesità avente un impatto
sul consumo dei prodotti eppure derivanti da fattori socio-ambientali difficili
da risolvere per una azienda avente un obbiettivo volto alla massimizzazione
del profitto. I wicked problems allora impongono all’impresa di realizzare
delle attività di contesto, aventi anche un impatto nel senso comunitario,
volto cioè a modificare le condizioni sociali in grado di modificare la
propensione dei consumatori nei confronti dell’utilizzo di un determinato
prodotto/servizio. L’ostilità, oppure anche l’accettazione di un determinato prodotto
può essere derivante da una serie di situazioni di contesto. L’impresa allora
deve partecipare della comunità, del contesto sociale, ovvero della complessità
per poter proporre i prodotti/servizi nei confronti della comunità di riferimento.
Il tema della complessità risulta essere significativo specie per le imprese operanti
nei mercati internazionali caratterizzati da eterogeneità delle condizioni di
vita della popolazione con dotazioni valoriali differenziate.
La parte seconda del libro fa riferimento alla
progettazione per agilità.
Il capitolo quarto fa riferimento all’intelligenza.
L’intelligenza viene intesa sia come una caratteristica degli individui all’interno
dell’organizzazione sia dell’organizzazione intesa come ente olistico. Un
elemento qualificante l’intelligenza è costituito dalla disruption. Gli autori
mettono in evidenza la difficoltà di resistere ai processi afferenti la
disruption. La disruption è una componente fondamentale del mercato e deve
essere utilizzata in modo efficiente dall’organizzazione per potere
sopravvivere. Gli autori mettono anche in evidenza il ruolo dell’offerta
quantitativa delle idee per la risoluzione delle problematiche secondo la
tecnica more is more. L’impresa deve interiorizzare anche nella pianificaizone
strategica degli elementi della disruption e puntare alla produzione di un set
ampio di soluzioni.
Il capitolo quinto fa riferimento alla velocità. La
velocità deve riguardare i processi della produzione, della distribuzione,
della progettazione ed anche il processo decisionale all’interno della
struttura organizzativa aziendale. Tuttavia gli autori mettono in relazione la
probabilità di una crescita degli errori con la crescita della velocità del
processo decisionale. La velocità tende ad essere una caratteristica necessaria
e vitale per le start up. Le start up in assenza di velocità possono anche perire.
Le aziende di grande dimensioni, come per esempio la Coca Cola, guardano con
attenzione nei confronti delle start up per implementare all’interno della
struttura organizzativa aziendale le caratteristiche in grado di rendere l’impresa
smart, ovvero veloce nelle decisioni di mercato. La velocità risulta essere una
caratteristica comune sia per le imprese di grandi dimensioni, per aumentare l’efficienza
decisionale, sia per le start up.
Il capitolo sesto prende in considerazione la
snellezza ovvero la capacità dell’impresa di essere in grado di implementare
dei sistemi snelli applicati sia nei confronti della progettazione dei
prodotti, sia alla customer care. Le imprese tendono ad essere orientate ad una
dimensione lean anche nella fase della produzione, e della progettazione dei
prodotti. Gli autori fanno riferimento agli esperimenti di Coca Cola per
consentire ai consumatori di partecipare in modo attivo alla creazione di
bevande nuove, con ingredienti scelti all’occorrenza, per testare quali sono i
gusti, le tendenze e le aspettative degli utenti. La snellezza è una componente
sia del marketing sia della produzione. La snellezza, nel senso della lean
production, riguarda anche il design e può comportare una riduzione
significativa dei costi di progettazione e di customer satisfaction.
Il libro viene concluso con un epilogo orientato a
sintetizzare i concetti fondamentali ovvero: centralità del design come
processo aziendale totalizzante, scalabilità intesa nel senso di una componente
di successo del business plan, complessità ovvero come condizione dell’ambiente
esterno interrogante la struttura organizzativa aziendale, intelligenza delle
organizzazioni intese nel senso della creative-destruction, velocità
decisionale e della progettazione, snellezza intesa come una funzione del
marketing e della produzione orientata a generare degli ouput partecipati dagli
utenti.
Conclusioni.Il
libro di Butler e Tischler è pregievole nel tentativo di individuare due
elementi fondamentali: la centralità del design come processo totalizzante, gli
elementi comuni alle start up e alle grandi aziende per sopravvivere al
mercato. Tuttavia il cambiamento dei sistemi di produzione industriale tende ad
erodere il ruolo del design. L’introduzione delle stampanti tridimensionali,
argomento trattato nel libro, esternalizza la funzione del design ai
consumatori. Tuttavia il metodo della Coca cola, fondato su prodotto
standardizzato, comprensione della complessità etno-antropologica, e
partecipazione ai processi di emancipazione delle popolazioni, può consentire
di offrire una soluzione per tenere insieme gli elementi della
creative-desruption all’interno della pianificazione aziendale. La minaccia
alle imprese proviene dalla tecnologia. Tuttavia i modelli in grado di mettere
insieme centralità, riconoscimento delle realtà locali, e apertura nei
confronti della partecipazione degli utenti, con anche un elemento di
innovazione, possono essere orientate ad una crescita anche nel cambiamento
indotto dalla tecnologie nuove.
Link al libro: http://www.hoepli.it/libro/il-metodo-coca-cola/9788820370282.html
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